Mi chiamo Michelle e sono una dottoressa in neuropsicologia, un educational coach e un’insegnante con quasi 20 anni di esperienza. Lavoro con Oxford School di Padova e questo sarà il primo articolo di una serie in cui parliamo della neuropsicologia e dei diversi modi in cui potete aiutare i vostri studenti ad avere più accesso all’educazione.

Venerdì 13 marzo saremo a Didacta e il mio talk, “Neurodiversity and Cognitive Skills: More Tools for Your Students”, dove parlerò in più dettaglio su questo tema e faremo qualche simulazione, sarà disponibile in live su Instagram alle 12:15 (o sul nostro canale YouTube la settimana dopo).


Funzioni Cognitive – che cosa sono?

Quando uno studente fatica a stare attento, a seguire istruzioni o a organizzare il proprio lavoro, non sempre è una questione di volontà. A volte è il modo in cui il cervello è costruito e come funziona.

Per parlare di queste funzioni, gli psicologi di solito raggruppano la cognizione umana in circa sei domini principali: attenzione, memoria, funzioni esecutive, linguaggio, abilità visuospaziali e pianificazione motoria, all’interno dei quali ci sono molte funzioni cognitive.

Perché sono importanti nel mondo dell’educazione?

Come insegnanti, è nostro compito assicurarci che le persone nelle nostre classi abbiano l’opportunità di accedere all’educazione. Il modo in cui le funzioni cognitive possono creare difficoltà per i nostri studenti dipende molto dal dominio che è stato impattato, ma anche dall’età dei nostri studenti. Anche i cervelli neurotipici non hanno tutta la rete neurale, o l’organizzazione delle funzioni cognitive, fino alla maturità del cervello.

Può essere che i nostri studenti vivano in uno stato costante di sovraccarico, per esempio:

Il cervello è fatto in modo da vedere sempre tutto intorno alla persona. Questo ci tiene vivi, ma se fossimo sempre consapevoli del carico di informazioni che il cervello vede ogni giorno, sarebbe impossibile fare qualsiasi cosa. Molti cervelli hanno già delle misure di sicurezza presenti, per creare un effetto di “filtering”. Questo ci fa vedere cosa è importante o pertinente nel momento.

Però alcuni cervelli non hanno un filtro che funziona bene: la persona è consapevole della temperatura della stanza, del livello di luce che entra, del livello di rumore intorno a loro, della sensazione dei vestiti che toccano la pelle, di quanto è vicina la persona accanto a loro, e poi stiamo anche chiedendo loro di fare attenzione a quello che stiamo dicendo. L’energia necessaria a fare questo è gigantesca e a volte, forse, la persona non ce l’ha, così vediamo un “meltdown”.

Quando la persona diventa più grande, impara a nascondere questa cosa dentro di sé – questo si chiama masking (il livello di “masking” che la persona farà è spesso collegato alla gravità del loro profilo cognitivo). Però è ancora difficile, ed è probabile che sarà così per tutta la vita.

Come possiamo auitare i nostri studenti?

Ci sono varie strategie che possiamo usare in classe per aiutare i nostri studenti. Parlerò in più dettaglio di questo in una serie sul nostro canale YouTube, dove esploreremo questo tema, ma se dovessi darvi qualche tip veloce che potete usare subito, sarebbero questi (anche studenti più grandi possono beneficiare di queste tecniche. Le uso quando insegno ed è qualcosa che faccio con bambini piccoli e adulti ugualmente):

  • Per prima cosa possiamo restringere i blocchi di lavoro in blocchi più brevi: 30 minuti, poi una pausa dove gli studenti possono spostarsi. Questo funziona non solo per gli studenti neurodiversi, ma anche per quelli neurotipici, facilitando il movimento del sangue nel corpo e di conseguenza nel cervello.
  • Secondo, ridurre il rumore visivo. Di nuovo, non è utile solo per i neurodiversi. Qui bisogna focalizzarsi sull’informazione chiave e togliere il resto. Può andare bene in un handout o in un worksheet se pensate sia necessario.
  • Terzo, una cosa molto importante e qualcosa che anche come adulta mi aiuta: richiamare l’attenzione prima di dare le istruzioni. Sembra ovvio, ma spesso le persone danno istruzioni mentre stiamo ancora lavorando sulla prima cosa. Anche nella vita quotidiana può essere che qualcuno non stia facendo altro visibilmente, quindi supponiamo che stia ascoltando, ma non è sempre il caso: la mente può essere altrove. Fate un controllo, per esempio chiedendo di seguire una semplice istruzione, come “clap” o “alzati/siediti”, per assicurarvi che siano presenti nel momento.

Vi interessa questo tema? Vorreste saperne di più?

In collaborazione con Oxford School di Padova, stiamo anche lanciando una serie di workshop e altre risorse, incluso il coaching educativo, per chi desidera approfondire questi temi e trovare altri strumenti pratici per aiutare i propri studenti ad accedere più facilmente all’educazione, dove esploreremo strategie pratiche basate sulla ricerca in neuropsicologia e su quasi 20 anni di esperienza in classe, per:

  • gestire il sovraccarico cognitivo in classe
  • strutturare meglio le istruzioni
  • creare ambienti di apprendimento più accessibili

e di più!

Per maggiori informazioni, contattaci allo 049 656180 oppure cliccando qui

L’ultimo pensiero che vorrei lasciarvi è, secondo me, la cosa più importante da ricordare…

Non cambiamo la persona. Cambiamo le richieste.

Quale di questi tecniche pensate di usare in classe domani? Lasciate un commento!