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Mi chiamo Michelle e sono una dottoressa in neuropsicologia, un educational coach e un’insegnante con quasi 20 anni di esperienza. Lavoro con Oxford School di Padova e questo sarà un articolo di una serie in cui parliamo della neuropsicologia e dei diversi modi in cui potete aiutare i vostri studenti ad avere più accesso all’educazione.

Quando parliamo di didattica e insegnamento, spesso ci concentriamo sui contenuti… ma alla base dell’apprendimento ci sono abilità fondamentali come attenzione, concentrazione e memoria di lavoro (working memory).

Se queste non sono solide, anche gli studenti più motivati possono fare fatica a seguire, ricordare e portare a termine un compito.

Ecco perché è importante iniziare a vedere queste abilità non come qualcosa di “dato”, ma come qualcosa che possiamo allenare in modo semplice e pratico, direttamente in classe…

Ciao a tutti, benvenuti sul blog!

La scorsa settimana abbiamo parlato di come l’attenzione possa “scivolare via” dal compito, e di come TU puoi aiutare la tua classe/i tuoi ragazzi a rimanere focalizzati (articolo si trova qua: https://oxfordschool.com/padova/attenzione-e-concentrazione-nelle-attivita-lunghe-perche-e-difficile-e-come-intervenire/)

Questa settimana voglio parlarti di qualcosa di diverso però: un modo per allenare LORO ad avere un maggiore controllo dell’attenzione e migliorare la working memory… il tutto sotto forma di gioco!

Quello che andremo a fare è quello che mi piace chiamare “la sfida delle istruzioni a strati”. Siete pronti? Andiamo allora, questo è come si gioca.

Per iniziare, serviranno semplicemente una penna (o matita) e un foglio.

Ora giochiamo!

Step 1: dai l’istruzione più semplice possibile:
“Disegna un cerchio nell’angolo in alto a sinistra del foglio”.

Step 2:
“Disegna un cerchio nell’angolo in alto a sinistra E scrivi il tuo nome dentro”.

Step 3:
“Disegna un cerchio nell’angolo in alto a sinistra, scrivi il tuo nome dentro e sottolinealo… MA solo dopo che batto le mani”.

Step 4: aumenta la complessità (step opzionale) aggiungendo:

  • condizioni (“se il tuo nome ha più di 5 lettere…”)
  • distrazioni (parla mentre dai le istruzioni)
  • cambi di regole

Sembra divertente, giusto? E lo è! Ma cosa sta succedendo “dietro le quinte”?

All’inizio, lo step 1 serve a costruire fiducia – stai dando loro una piccola “vittoria” per iniziare. Così sembra facile…

Poi iniziamo ad aggiungere informazioni che devono essere mantenute nella working memory E l’istruzione di eseguire i compiti in una sequenza precisa.

Lo step 3 introduce anche l’inibizione: devono aspettare, e allo stesso tempo mantenere le istruzioni attive fino al momento giusto.

Aumentare la complessità continua su questa linea: è un vero e proprio “workout” rapido per la capacità di trattenere informazioni, controllare l’azione, inibire risposte automatiche e dirigere l’attenzione.

Cosa osservare durante questo “allenamento”?

Mentre fai questa attività, presta attenzione a:

  • Studenti che iniziano prima che l’istruzione sia completa → possibile impulsività / difficoltà di inibizione
  • Studenti che dimenticano una parte dell’istruzione → sovraccarico della working memory
  • Studenti che si disimpegnano man mano che la complessità aumenta → affaticamento cognitivo (ne abbiamo parlato la settimana scorsa)

Questo non serve per etichettare — non stiamo facendo diagnosi con questi giochi.

Serve a capire dove si crea la difficoltà, così puoi supportarla meglio.

E questo è importante non solo per lo studente, ma anche per te come insegnante: migliora il rapporto, il comportamento in classe e i risultati complessivi.

Se gli studenti fanno fatica, prova così:

  • Ripeti le istruzioni una volta (con le stesse parole)
  • Dividi il compito in parti più piccole
  • Lascia le informazioni chiave visibili alla lavagna
  • Riduci un livello di complessità e poi ricostruisci gradualmente

Qui non stiamo insegnando contenuti.

Stiamo ALLENANDO le competenze che servono agli studenti per avere successo quando i contenuti arrivano.

Ricorda: non stai cercando di “metterli in difficoltà”.

Stai costruendo tolleranza al carico cognitivo, dando strategie per gestirlo e normalizzando (e rendendo più “giocosa”) la difficoltà.

E quest’ultimo punto è fondamentale per crescere ragazzi che diventeranno adulti con un rapporto sano con la frustrazione.

Quindi, non concentrarti solo sui contenuti.

Allena le competenze cognitive di base dei tuoi studenti/ragazzi e osserva come migliorano comportamento e risultati… MA ricorda sempre: come ogni allenamento, funziona con la costanza nel tempo – non con la perfezione in una singola sessione.

Vi interessa questo tema? Vorreste saperne di più?

In collaborazione con Oxford School di Padova, stiamo anche lanciando una serie di workshop e altre risorse, incluso il coaching educativo, per chi desidera approfondire questi temi e trovare altri strumenti pratici per aiutare i propri studenti ad accedere più facilmente all’educazione, dove esploreremo strategie pratiche basate sulla ricerca in neuropsicologia e su quasi 20 anni di esperienza in classe, per:

  • gestire il sovraccarico cognitivo in classe
  • strutturare meglio le istruzioni
  • creare ambienti di apprendimento più accessibili

e di più!

E prima che vi lascio?

L’ultimo pensiero che vorrei lasciarvi è, secondo me, la cosa più importante da ricordare…

“Non cambiamo la persona. Cambiamo le richieste.“

Quale di questi tecniche pensate di usare in classe domani? Lasciate un commento!

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