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Mi chiamo Michelle e sono una dottoressa in neuropsicologia, un educational coach e un’insegnante con quasi 20 anni di esperienza. Lavoro con Oxford School di Padova e questo sarà il primo articolo di una serie in cui parliamo della neuropsicologia e dei diversi modi in cui potete aiutare i vostri studenti ad avere più accesso all’educazione.


🧠 Perché gli studenti fanno fatica con le attività lunghe (e come possiamo aiutarli)

È successo a tutti noi. Sei in classe e i tuoi studenti sembrano iniziare un’attività con concentrazione, ma dopo pochi minuti il rumore inizia a crescere e smettono di seguire il compito. Forse si sono distratti, hanno lasciato perdere oppure stanno semplicemente indovinando.


È una situazione frustrante da osservare – non solo per loro, ma anche per noi insegnanti (o genitori) – e può risultare piuttosto demotivante.

Può essere facile pensare che si tratti di mancanza di interesse, che non rispettino la materia o che semplicemente non abbiano voglia di impegnarsi (quante volte si sente dire: “i ragazzi di oggi non vogliono lavorare”). Ma in realtà la situazione è raramente così semplice.

La capacità di mantenere la concentrazione durante attività di lunga durata è una funzione cognitiva, non un tratto di personalità, ed è qualcosa che si può allenare.

Quindi, cosa sta succedendo davvero in questi momenti? E come possiamo aiutare i nostri studenti a concentrarsi meglio?

🧠 Perché la concentrazione si interrompe

1. Sovraccarico cognitivo

Le attività di listening e reading di lunga durata richiedono molte risorse cognitive, tra cui:

  • Memoria di lavoro (working memory)
  • Controllo dell’attenzione e controllo inibitorio
  • Velocità di elaborazione

Durante queste attività gli studenti devono:

  • mantenere le informazioni in mente
  • processare il significato (e talvolta tradurlo mentalmente)
  • prevedere cosa potrebbe arrivare dopo
  • ignorare le distrazioni intorno a loro

👉 Quando queste richieste superano la loro capacità cognitiva, il cervello semplicemente… si disconnette.

Questo può succedere a qualsiasi tipo di cervello, ma è particolarmente evidente negli studenti neurodivergenti o in chi ha una capacità cognitiva più limitata.

2. Attenzione passiva vs attenzione attiva

Molti studenti affrontano le attività di listening e reading in modo passivo, come se si trattasse semplicemente di “stare seduti e ricevere informazioni”.

Ma l’attenzione non funziona così.

👉 Il cervello ha bisogno di un obiettivo per rimanere coinvolto.

Il cervello è “goal-directed”: tende cioè a orientarsi verso uno scopo. Questo è particolarmente evidente in alcuni profili cognitivi, ma in realtà riguarda tutti.

Il cervello è una “macchina” che richiede molta energia per funzionare in modo efficace, e per questo cerca continuamente strategie di “energy saving” per risparmiarla. Se non percepisce uno scopo in ciò che sta facendo, sarà meno propenso a investire energia in quell’attività.

Senza un obiettivo chiaro:

  • l’attenzione si disperde
  • la comprensione diminuisce
  • gli studenti si disimpegnano

Poi, queste attività sono spesso percepite come “low reward” – cioè con pochi rinforzi esterni per portarle a termine e quindi generano una minore attivazione dopaminergica (risultando meno attraenti); insieme all’ansia da prestazione, i nostri studenti spesso vogliono davvero fare del loro meglio ma temono di non esserne capaci (spesso in relazione a pensieri legati all’autostima e al proprio valore), possiamo iniziare a capire perché fanno fatica con questi compiti anche a livello neuroscientifico.

Se aggiungiamo inoltre che le strategie di comprensione non vengono sempre insegnate in modo esplicito, o non da tutti gli insegnanti, il carico cognitivo del compito può rapidamente diventare (almeno in apparenza) insormontabile.

🧠Invece, cosa possiamo fare?

I miei top tre tips per la classe (e che uso di più sono):

1. Dare al cervello un compito specifico prima di iniziare

e.g. trovate 3 motivi per… / decidete se lo speaker ha un’opinione positiva o negativa

2. Creare blocchi di lavoro più corti

e.g. la prima volta ascoltiamo per capire, la seconda volta ascoltiamo per trovare dettagli specifici O leggiamo paragrafo per paragrafo / ascoltiamo pausando per fare prediction

3. Insegnare come ascoltare/leggere

  • Per ascoltare: ascoltare per keywords, non capire frasi intere / focalizzarsi su intonazione e contesto
  • Per leggere bene: “skim” per il primo passo del testo / scan il testo per le risposte / ignorare dettagli irrilevanti

BONUS tip:

Aggiungiamo “micro rewards” questi non devono essere qualcosa di “materiale” ma possono essere qualcosa che dà al cervello un “hit” di dopamina e.g. controllare ogni sezione subito dopo averlo finito / metterli in coppia per fare un paragone delle loro risposte tra loro. Così possiamo tenere viva la motivazione per continuare.

Se uno studente non sta facendo bene come vorrebbe è una bella opportunità per chiedere il perché, dare supporto o coinvolgerlo con un’altra persona – facendo un “buddy” system.

Vi interessa questo tema? Vorreste saperne di più?

In collaborazione con Oxford School di Padova, stiamo anche lanciando una serie di workshop e altre risorse, incluso il coaching educativo, per chi desidera approfondire questi temi e trovare altri strumenti pratici per aiutare i propri studenti ad accedere più facilmente all’educazione, dove esploreremo strategie pratiche basate sulla ricerca in neuropsicologia e su quasi 20 anni di esperienza in classe, per:

  • gestire il sovraccarico cognitivo in classe
  • strutturare meglio le istruzioni
  • creare ambienti di apprendimento più accessibili

e di più!

E prima che vi lascio?

L’ultimo pensiero che vorrei lasciarvi è, secondo me, la cosa più importante da ricordare…

“Non cambiamo la persona. Cambiamo le richieste.“

Quale di questi tecniche pensate di usare in classe domani? Lasciate un commento!